Servizio Militare e Seconda Guerra Mondiale

AUGUSTO ROBIATI   (1912 – 2000)

Corso Allievi Ufficiali – 1932 – 1935

Seconda Guerra Mondiale – Ufficiale del Genio in Eritrea 19319 -1941

 

Testi tratti dal Libro : Il Ponte, Oh Asmara, Asmara.

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Corso Allievi Ufficiali – Militare del Genio -

…….Così un giorno, fra me e quel capo, nacque una baruffa, che finì in una scazzottata. Come conseguenza logica mi ritrovai a casa.
Fu così che la famiglia decise che l’unica cosa possibile era che io andassi a militare come volontario,
Fu così che la famiglia decise che l’unica cosa possibile era che io andassi a militare come volontario, il che feci e poiché ero diplomato, fui inviato a Verona alla scuola allievi ufficiali di complemento del Genio. Da quel momento la mia testa si mise improvvisamente a posto. Assunsi, nel mio modo di essere, un nuovo atteggiamento più cosciente, responsabile e non violento sebbene, specie in Africa, mi trovai in particolari situazioni che mi costrinsero ancora ad esserlo. Ero uscito finalmente dalla fase immatura dell’adolescenza, ed ero entrato, grazie al servizio militare, che mi tenne fuori di casa per circa diciotto mesi, nella fase dell’età preadulta, o perlomeno, al suo inizio. Di ciò non mi accorsi solo io, ma anche i mie familiari, con grande loro gioia.

La vita militare mi è sempre piaciuta, quindi i nove mesi passati al corso allievi ufficiali e quelli successivi come sottotenente, sono stati, per me piacevoli. Come è noto, sotto le anni si vivono anche episodi comici. Ne racconterò qualcuno. Il primo fu al Corso. Fra gli allievi della stessa camerata ci facevamo reciproci scherzi. Eravamo una ventina, e fra di noi, vi era un ragazzo del sud, che riceveva spesso, dalla famiglia, pacchi di cibarie, che nascondeva, senza offrire nulla. Teneva tutto in un bauletto ben custodito, e quando nessuno lo vedeva, lo apriva e mangiava. Fu deciso, in sua assenza, di rompere la serratura e fare uno spuntino comune. Mentre la festicciola era in corso rientrò e fu lieto di associarsi.

Neppure lontanamente pensò che ciò che stavamo mangiando fosse suo. Quando se ne accorse, non ebbe alcuna reazione violenta. Solo pianse così amaramente che ci sentimmo svuotati e addolorati.

Il secondo episodio fu al reggimento, dove prestai servizio come sottotenente. Un giorno il mio comandante di compagnia, in pieno inverno, con i vetri delle finestre ghiacciati, mi chiese di mandargli un soldato «uno dei più fessi», disse, perché voleva insegnargli il principio fisico della trasmissione del calore, attraverso il vetro. Il capitano spiegò a questo soldato che, in mia presenza, lo ascoltava con gli occhi stralunati, e, non comprendeva cosa si volesse da lui, che avrebbe dovuto far sciogliere il ghiaccio che si era accumulato all’esterno delle finestre, strofinando con un panno il vetro dall’interno, aumentando progressivamente velocità e pressione. Il soldato obbedì e, come è facile immaginare, il primo vetro, cosi trattato, si ruppe e l’operazione fu interrotta. Il soldato fu punito e a me addebitato il costo del vetro. A nulla servì un mio ricorso presso i superiori che, ben conoscendo il capitano, dissero che era meglio lasciare cadere la cosa nel dimenticatoio. Non bisogna certo trarre da fatti del genere conclusioni affrettate sull’efficienza del nostro esercito perché si tratta di casi isolati di svitati.

Verso il 1931, finito che ebbi il servizio militare, mi ritrovai borghese, ma con gli stessi problemi di prima. Avevo messo la testa a posto, divenendo cosciente di alcune realtà che non possono essere ignorate, fra le quali il concetto della disciplina, dell’obbedienza e del rispetto verso i superiori. Per quanto era inerente alla mia personalità, avevo capito di possedere una naturale attitudine a dialogare con gli inferiori, ottenendo da loro quanto desiderato, senza fare pesare troppo la mia superiorità di grado e questa mia caratteristica fu evidenziata come positiva nelle note poste nella mia scheda personale. Fu anche notato che avevo un fisico molto forte e grande resistenza alla fatica, qualità connesse con la mia già citata energia. Presi anche coscienza di una realtà, quella della nazione a cui appartenevo, al concetto della sua sovranità e che l’esercito, a cui appartenevo, ne era il difensore.

 

Seconda Guerra Mondiale – Ufficiale del Genio in Eritrea 19319 -1941

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Eritrea Asmara 1935

Intanto eravamo arrivati quasi alla fine del 1938. Ombre minacciose si affacciavano all’orizzonte.

L’Italia stava per essere trascinata nella spirale bellica a fianco della Germania. Noi italiani africani eravamo, senza riflettere, dalla parte di Mussolini che, in fin dei conti, ci aveva dato l’Impero. Non ci si preoccupava quindi più di tanto.

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La guerra fece crollare tutto e interrompere una carriera che mi avrebbe sicuramente portato alla direzione generale dell’impresa, con conseguenti notevoli vantaggi economici. Il richiamo alle armi fu quasi immediato, agli inizi del 1940. Fui assegnato come tenente del Genio, come detto prima, alla direzione del corso allievi ufficiali. Erano una trentina e fra essi oltre all’ingegner Maina vi era anche l’ingegner Simoncini, della stessa ditta Colombo. Non era un mio superiore, ma essendo un ingegnere lo consideravo tale. Era un tipo a cui il servizio militare calzava proprio malamente; era l’antitesi di ciò che può definirsi un militare. Non era, per esempio, in grado di fare i quattro o cinque giri della caserma di corsa con cui ogni mattina iniziavo il Corso.

Fortunatamente ero io che comandavo e così gli affidavo incarichi sostitutivi. Quanto all’ingegner Maina che mi aveva un po’ torchiato quando era Direttore dei lavori della Colonalpi di cui ero capo cantiere, lo tenni un po’sotto pressione, però senza cattiveria. Quando mi accorsi che accettava di buon grado la sua posizione di allievo ufficiale, iniziai a tenere nei suoi riguardi un atteggiamento più flessibile. Mi metteva in difficoltà quando rivolgendosi a me si metteva sull’attenti e mi dava del signor tenente.